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The Big Jazz Duo: “Un nome scelto a cazzo… Non siamo due e non facciamo jazz”

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L’impressione è che si divertano tanto a prendere per i fondelli la gente, volendo usare un eufemismo.
E’ probabile anche che in questa intervista, su 10 parole 2 siano serie e pronunciate con cognizione di causa…
Ma loro sono così, i The Big Jazz Duo sono così: prendere o lasciare.
Valutarli dal punto di vista umano è cosa ardua. A noi interessa il loro aspetto musicale e sulla loro musica bisogna solo alzare le mani (non per picchiarli…), anche perchè con “Enemy” (la recensione) hanno dato una lezione ai loro colleghi.
Armatevi di pazienza: questa è l’intervista:

Salve ragazzi, benvenuti sulle pagine di Metal In Italy! Iniziamo facendo un po’ di chiarezza: perché il nome “The Big Jazz Duo”? Siete in cinque e soprattutto non suonate Jazz… Immagino che in tanti vi abbiano posto questo quesito!
Pigo: Effettivamente è la domanda più frequente sin dall’inizio… E la risposta che diamo più sovente è: “lo abbiamo scelto a cazzo”. Di solito la gente ride e pretende una spiegazione più seria, a questo punto di solito raccontiamo la prima storiella che ci viene in mente. Quindi sappi che ogni bella favoletta che sentirai sul nostro nome non è vera. Come non è vero nulla di quel che diciamo. Quindi, da amico, ti consiglirei di chiudere qui l’intervista (risate).

Alcuni di voi facevano parte degli Screaming Venezia, dalle cui ceneri sono nati i The Big Jazz Duo. Non è stato solo un cambio di nome, dal momento che il vostro stile è passato dal Metalcore al Death/core sperimentale, molto tecnico. Come è avvenuta questa evoluzione?
Simo: L’evoluzione è avvenuta in modo totalmente naturale! Con l’evoluzione dei nostri gusti musicali e la consapevolezza di essere i migliori musicisti sulla faccia della terra ci siamo spostati verso qualcosa di più pesante e tecnico. Poi l’entrata di Joseph nella band ha dato quella scossa che ci ha fatto diventare quello che siamo ora: delle persone da evitare come la febbre gialla.

“Enemy” giunge a poco più di un anno dall’uscita dell’ep “Of Imperishable Heroes”, quali sono le differenze tra le due release?
Pigo: Non ascolto “Of imperishable Heroes” da almeno un anno, non te lo saprei dire con certezza… Penso che la differenza sia nei bpm, ma non ci metterei la mano sul fuoco.

Ho apprezzato ogni brano contenuto nell’album, mi hanno colpito sia le parti tecniche, i riff intricati di chitarra, che gli inserimenti sinfonici, melodici. Secondo voi quali sono i punti di forza del vostro sound?

Pigo: Cios e Joseph hanno scritto riff incredibili, Joseph ha inserito sinth da pelle d’oca, ma a parer mio, Thomas ha reso questo album speciale. I suoi testi e le sue linee vocali sono la forza di “Enemy”… Anzi no, forse sono io il punto di forza di “Enemy”.

Pur mantenendo inalterata la formula compositiva lungo tutta la tracklist, ho riscontrato con piacere che ogni brano è dotato di grande personalità e rimane ben impresso nella mente. Come si è svolto il processo di composizione delle tracce?
Simo: Avendo ben chiaro il concept e considerando che ogni canzone rappresenta uno step del viaggio di cui parla l’album, è stato facile caratterizzare ogni brano. Almeno questo è quello che mi hanno detto di dire.

L’aspetto sinfonico mi è sembrato davvero importante nell’economia dei The Big Jazz Duo, tanto da aver composto “All Those Who Wander Are Lost”. Chi si occupa di synth, piano, cori ed altri elementi elettronici?
Simo: Josep, che tra l’altro l’estate scorsa ha scaricato illegalmente un paio di programmi e voleva provarli.

Il mood generale dell’album è malinconico nella sua brutalità, le atmosfere dipinte sono ansiogene ed oscure, per quanto riguarda l’aspetto lirico, di cosa parlano i testi?
Thomas: I testi sono stati scritti durante un flusso di coscienza perpetuo che descrive metaforicamente il desolato paesaggio di un’anima in conflitto con sé stessa, il che del resto è il significato dell’album. Abbiamo affrontato le nostre più recondite paranoie e paure scrivendo quest’album, mettendoci a nudo per gli esseri umani insicuri e scontenti che siamo.

È evidente che siete degli ottimi musicisti. Qual è il vostro background musicale e che tipo di studi avete affrontato nel corso degli anni?
Simo: Io, Cios e Pigo siamo periti meccanici. Thomas sa dire un paio di frasi in cinese e in russo ma poi ha lasciato l’università. Joseph è dottore farmacista, penso sia per questo che suona meglio di noi.

Avete pubblicato anche un video per “Haunted”. Che esperienza è stata? E soprattutto…che storia ci raccontano le immagini?
Simo: E’ stata sicuramente un’esperienza bellissima, un sogno che si avvera. Abbiamo ragionato in modo molto pessimistico, giungendo in conclusione che questo sarebbe potuto essere il nostro primo e ultimo video, quindi abbiamo voluto inserire in quei pochi minuti tutto quello che abbiamo sempre sognato di fare davanti a una telecamera. La storyboard non è altro che un riassunto dell’album, un viaggio nell’ignoto, una riscoperta delle nostre paure e merda.

Bene ragazzi, vi ringrazio per il tempo che mi avete concesso, a voi le ultime parole per concludere questa intervista, lasciate un messaggio per i nostri lettori. A presto!
Simo: Ai vostri lettori faccio i complimenti per il coraggio e la voglia di leggere un’intervista senza nessun senso grazie alle nostre risposte. Spero che la storiella del nostro nome diventi ogni giorno più fantasiosa ed epica possibile, spero che un giorno si arrivi a dire che il nostro nome derivi dalla massoneria o da tavolette in pietra scolpite sul Monte Sinai, perché sappiate che a noi piace condire tutto quello che raccontiamo con bugie verosimili, soprattutto a me! In conclusione voglio chiudere l’intervista con un consiglio ai vostri lettori, se volete rendere la vostra vita interessante quando vi troverete davanti ad una scelta con due opzioni, scegliete l’opzione più sbagliata ed inconcludente possibile (notoriamente questa è l’opzione B). Poi alla fine signore e signori il metal è solo una scusa per rendere il proprio corpo e anima uno stadio durante il derby.