Quello della Volcano Records & Promotion in California è ormai un appuntamento fisso: non solo Namm Show, anche concerti nei locali più rinomati per alcuni artisti dell’etichetta, sessioni di registrazione presso famosi studi californiani. Alessandro Liccardo è il mastermind di una realtà sempre più affermata anche all’estero, per questo, ne abbiamo approfittato per farci raccontare l’esperienza a stelle e strisce e capire quanto sia importante, per gli artisti italiani, ampliare i propri orizzonti e confrontarsi con realtà di respiro mondiale.
Ciao Alessandro, bentornato sulle pagine di Metal In Italy. Da alcune settimane si è conclusa l’esperienza in California, qual è il bilancio dei giorni trascorsi lì?
Grazie mille Stef, è un piacere tornare! Il bilancio delle Volcano Session in Los Angeles è super positivo. Ormai è dal 2020 che organizziamo con i nostri artisti tante attività in California, e la qualità delle connessioni e delle opportunità che riusciamo ad avere da quelle parti è sempre più elevata. Ogni anno va meglio perché la credibilità ottenuta col duro lavoro negli Stati Uniti è una chiave per aprire tante porte. La mia soddisfazione più grande è vedere Volcano Records & Promotion, una piccola realtà nata tanti anni fa in provincia e fuori dai giri che contano, oggi arrivare ad essere riconosciuta e rispettata da professionisti al top dell’industria musicale, in un luogo iconico dove il talento ha ancora un valore.
Per te e la Volcano Records non è la prima volta. Perché questo viaggio è importante per te e per gli artisti che fanno parte dell’etichetta?
Frequentare la California ormai da alcuni anni, lì dove tante tendenze nascono e si sviluppano, mi ha permesso di accedere ad una quantità e qualità di informazioni su come gira il mondo della musica, inestimabile. Ogni volta imparo cose nuove e torno con un bagaglio di idee e nuovi progetti da sviluppare che danno linfa al mio lavoro. A questo aggiungo che ormai ho tanti amici professionisti pazzeschi a Los Angeles che danno fiducia alle cose che faccio e con i quali ho delle relazioni professionali molto stabili e gratificanti. Per gli artisti della Volcano credo sia un po’ lo stesso. All’inizio è soprattutto una questione di informazioni, ovvero di vedere da dietro le quinte come alcuni meccanismi e processi dell’industria musicale funzionano davvero. Poi quando ci fai l’abitudine e ti allinei al ritmo e al linguaggio della città, si aprono le vere opportunità. È stato per esempio questo il caso dei Furious Jane che sono venuti con me in California per la seconda volta, e dopo l’anno scorso di rodaggio, quest’anno hanno piantato il seme di qualcosa di veramente importante che ci aspettiamo succeda nei prossimi mesi.
Raccontare del Namm Show immagino richiederebbe la stesura di un libro, ma ci puoi parlare di qualche aneddoto, di qualche artista che hai incontrato?
Il NAMM Show ha una dimensione e una densità delle cose incredibili che vedi e che succedono lì, indescrivibile. Lo frequento ormai da anni e nel tempo mi sono successe le cose più assurde, come quest’anno che mentre camminavo per gli stand col mio amico e collaboratore Filippo Alessio, ci accorgiamo che a tre passi da noi c’era Stevie Wonder scortato da un manipolo della sicurezza. Ovviamente ci siamo accodati e l’abbiamo seguito per qualche minuto, in silenzio, come in processione. Di artisti famosi ne vedi a tonnellate, da John Petrucci a Andy Timmons, da Marcus Miller a Mick Thompson degli Slipknot, giusto per citarti un paio di nomi incontrati quest’anno. Riguardo agli aneddoti, ce ne sarebbero tanti, ma ne approfitto per ricordare un grandissimo produttore e artista scomparso da poco, Quincy Jones, che ho avuto la fortuna di conoscere ad un Namm Show un paio di anni fa durante un evento di Avid Music, uno di quegli incontri che ti cambiano letteralmente la vita.
Eri presente allo stand di Sondelli Guitars, per chi non conoscesse questi strumenti, ce ne puoi parlare?
Sondelli Guitars è un brand di chitarre e bassi fondato da Francesco Sondelli, una persona a cui mi lega un’amicizia profonda. Francesco è un napoletano cittadino americano, che dopo vent’anni vissuti in California, da circa sei vive a Tokyo dove ha fondato la base operativa di una compagnia pazzesca. Gli strumenti che produce sono veramente straordinari. Se nelle forme ricalcano i grandi classici Fender-style, ci sono due caratteristiche che rendono le sue chitarre e i suoi bassi speciali. La prima è che sono fatte di un legno molto particolare, la Paulownia, che è leggerissimo e molto risonante. Ma la caratteristica forse più rivoluzionaria di Sondelli Guitars è che puoi andare sul suo sito e attraverso un custom shop in 3D (https://sondelliguitars.com/), disegnare una chitarra sulle tue specifiche e vedere in tempo reale come sarebbe. Gli strumenti che produce Francesco sono veramente incredibili, infatti molti pro players come Tim Pierce (Goo Goo Dolls, Michael Jackson, Roger Waters, Alice Cooper) e Rafael Moreira (Pink, Christina Aguilera, Steven Tyler) li hanno scelti per il proprio arsenale, ed hanno un costo decisamente contenuto per un custom shop. Io ho già tre Sondelli Guitars che sono diventate imprescindibili quando sono in giro per concerti, suonano da paura e non mi spacco la schiena. Una sera, con Francesco Sondelli ed il mitico Simone Sello (Billy Sheehan, Francesco Gabbani) siamo stati ospiti a casa di Vasco Rossi e per l’occasione gli abbiamo regalato una chitarra, è stata una delle esperienze più assurde della mia vita e Vasco ha letteralmente adorato la chitarra dedicando a Sondelli Guitars e a Volcano Records un post sul suo profilo Instagram!
Non solo Namm, anche registrazioni presso studi prestigiosi. Puoi raccontarci in quali sei stato e cosa hai fatto?
Certo! Abbiamo fatto una sessione di registrazione con Riccardo D’Attis e la sua band, agli Steakhouse Studios di North Hollywood dove negli anni abbiamo fatto tante produzioni Volcano. Gli Steakhouse Studios sono degli studi leggendari, fino a qualche anno fa erano di proprietà di Steve Lukather che anche se ha ceduto le sue quote è ancora di casa, e tra gli artisti che hanno registrato lì oltre ovviamente ai Toto, te ne cito giusto qualcuno come Korn, Queens Of The Stone Age e Van Halen. Con i Boobs Lickers invece siamo stati a registrare nello studio del mio amico produttore Fabrizio “Fab” Grossi (Steve Vai, Glenn Hughes, Eric Gales) che sta producendo il loro nuovo singolo, una vera bomba e come sempre il vantaggio di lavorare con produttori di questa caratura si sente eccome. Per concludere, abbiamo fatto una session live aperta ad un pubblico selezionato di addetti ai lavori, con Furious Jane, Matt Pascale, Riccardo D’Attis, Boobs Lickers, l’amico Marco Fanton e tanti altri ospiti, ai Seahorse Studios di Downtown Los Angeles, un’altra location decisamente super!
Perché secondo te è importante fare un’esperienza immersi in queste realtà di respiro mondiale? Qual è l’insegnamento che può trarne un musicista?
Guarda, l’idea che mi sono fatto in tanti anni che frequento questi luoghi, è che ci sono due livelli di utilità per chi arriva da lontano come noi. Ovviamente uno è il fattore qualitativo. Studi come Steakhouse ti mettono a disposizione strumentazione da sogno, penso al banco mixer NEVE Custom realizzato apposta per la EMI praticamente unico al mondo o al pianoforte a coda utilizzato da Elton John. Le sale ripresa suonano da paura e in quei luoghi sono stati registrati alcuni dei nostri dischi preferiti, lì sono stati creati quei suoni che conosciamo bene e quindi è facile arrivare molto velocemente ad una qualità sonora altissima. L’altro fattore è quello umano. Le persone che ci lavorano e con cui ti interfacci, sono dei professionisti esperti e navigati, abituati a lavorare col top mondiale, sotto enormi pressioni, quindi sanno valorizzare appieno la musica di un artista e trovare le soluzioni migliori nel minor tempo possibile. Aggiungo che poi anche l’atmosfera fa la sua parte. A Los Angeles lo chiamano il “vibe”, e di quello ne respiri a tonnellate in questi posti, ti fa suonare meglio, performare meglio ed essere molto più dentro la musica che stai facendo.
Capitolo concerti: quali i musicisti della Volcano e dove si sono esibiti?
Fino all’anno scorso organizzavamo un solo grande show al leggendario Whisky A Go Go sul Sunset Boulevard, ma quest’anno ho deciso di fare di più, molto di più. In totale abbiamo fatto sei concerti tra Los Angeles, Orange County e San Diego, e oltre alla data del Whisky mi piace citare quella all’altrettanto storico club Viper Room dove le nostre band sono state ospiti del famoso format Dirty Mondays, anche se nonostante il nome il concerto è stato di venerdì. Furious Jane e Boobs Lickers hanno fatto cinque show, Matt Pascale ha fatto solo il Viper Room con noi, mentre Riccardo D’Attis ha suonato al concerto al Whisky più uno showcase durante il NAMM Show al booth degli amici di Dophix Pedal e Pedal Room Italy che ringrazio per l’ospitalità.
Immagino che tu abbia raccolto le loro impressioni al termine dei live…cosa ti hanno detto?
Ma sai, con tanti artisti e tanti show c’è stato modo di parlare tantissimo e fare molte riflessioni. Chi era già stato con noi in California ha raccolto i risultati del passato mettendo a fuoco show sempre più convincenti e consolidati; per gli artisti che invece erano per la prima volta a Los Angeles è stata una palestra incredibile dove in pochissimo tempo impari quanto in Italia ti richiederebbe anni di gavetta. Los Angeles è una città in cui i club show sono frequenti e di livello molto alto, dunque entrare in quel giro significa confrontarsi con tante questioni che riguardano la performance a 360 gradi, quindi dalla musica all’attitudine al dress code, per offrire al pubblico un’esperienza veramente coinvolgente. Ho visto i ragazzi migliorare di sera in sera, essere più convinti e quindi convincenti per il pubblico locale che ovviamente ha aspettative molto alte. In generale comunque devo dire che negli ultimi anni, complice quella famigerata band rock romana che è diventata un fenomeno globale, essere italiani attira già di default molto interesse e attenzione da quelle parti…
Archiviata l’esperienza californiana, su quali progetti ti stai concentrando in questo momento? Sappiamo bene che sei impegnato su tantissimi fronti…
Il 2025 si preannuncia molto molto intenso. Sto lavorando a due progetti molto grossi che sicuramente mi porteranno di nuovo a Los Angeles entro qualche mese, e poi posso anticiparti in esclusiva che siamo in fase piuttosto avanzata nell’organizzazione del nostro primo festival a Tokyo. Lavoriamo col mercato giapponese da tanti anni ma a parte qualche minitour di nostri artisti nella Terra del Sol Levante, non siamo ancora riusciti a organizzare un evento tutto nostro da quelle parti. Sono un paio di anni che ci sto lavorando e credo proprio che il prossimo autunno faremo finalmente un grande viaggio anche in Oriente con i nostri artisti!
Per quanto riguarda gli Hangarvain, come procede la promozione dell’ultimo album? Qual è il responso dei fan? Tra l’altro c’è stata una profonda svolta stilistica, anche se si tratta di influenze che hanno sempre fatto parte del vostro bagaglio musicale…
Il nuovo album degli Hangarvain, Dèka, per festeggiare i nostri primi dieci anni di viaggio, è un lavoro al quale ho dedicato tantissime risorse ed anche se ho co-prodotto tutti i lavori precedenti, questo è stato il primo che ho prodotto al 100% da solo. Ne sono molto fiero e credo che io e Sergio siamo riusciti finalmente a fare il disco che volevamo fare da molto tempo. Negli anni il nostro suono si è senza dubbio ammorbidito, la vita va avanti e tante esperienze personali oggi ci portano ad essere più introspettivi, meno incazzati e forse più desiderosi di divertirci con la musica che amiamo. Le prime date in Italia che abbiamo fatto a dicembre 2024 sono andate molto bene. Avevamo degli show programmati in primavera ma abbiamo il batterista che diventerà papà per la seconda volta tra qualche settimana e non potevamo partire in questa fase. Credo che, salvo qualche cosa spot a fine primavera, ci concentreremo sui festival estivi, siamo già stati annunciati al Chiari Music Festival dove il 13 luglio divideremo il palco con Bombino e Joachim Cooder, e altre cose sono in lavorazione. Nel frattempo stiamo ultimando un documentario che uscirà prossimamente per raccontare questi dieci anni di musica e non escludo che in autunno possano arrivare delle sorprese sul fronte live internazionali…
Bene Alessandro, ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato, lascio a te l’ultima parola, un messaggio per i nostri lettori. A presto!
Grazie come al solito a voi per tutto il lavoro che fate a sostegno della musica e della scena italiana. Ci conosciamo da anni e oltre alla stima e all’affetto reciproco, so che ci accumuna la resilienza nel continuare a lavorare per ciò che amiamo nonostante tutte le difficoltà a cui necessariamente andiamo incontro. L’ultimo messaggio è per i lettori: non smettete di supportare chi fa musica, abbiamo bisogno esattamente di tutto questo per continuare ad alimentare la nostra passione e quella delle tante persone che credono ancora alla potenza dei sogni. Buona musica a tutti!